Studiomedicostrasburgo.com

 

CHI SIAMO

DOVE SIAMO

CONTATTI

SERVIZI E SPECIALITA'
INDAGINI
ANALISI DEI MINERALI (mineralogramma)
TEST INTOLLERANZE ALIMENTARI
IMPEDENZIOMETRIA
MEDICINA NATURALE

AGOPUNTURA

CHIROTERAPIA

OSTEOPATIA

NUTRIZIONE (Metabolic-diet)

NUTRIZIONE (Diet-A)

SPECIALITA' VARIE

CARDIOLOGIA

OTORINOLARINGOIATRIA

UROLOGIA

TERAPIE E TRATTAMENTI

IDROCOLONTERAPIA (Lavaggio dell'intestino)

LINFODITH (Linfodrenaggio per cellulite)

FAQ
TEST

PESO FORMA

TIPO METABOLICO

ARTICOLI E NEWS

HOME
 

 

 

INTOLLERANZE ALIMENTARI

SUN SU MO, uno dei medici più famosi dell'antica Cina, già 600 anni prima di Cristo, affermava che "quando si presenta un paziente che lamenta un disturbo, si corregga subito la dieta, poi, se il disturbo dovesse insistere si incominci a curarlo".
L'importanza della dieta a livello nutrizionale, con la scoperta di malattie gravi legate a carenze di vitamine o minerali, proteine, grassi, carboidrati è stata scoperta già da molto tempo, ma si deve agli studi di Theron Randolph medico americano la scoperta del collegamento tra sintomi sia fisici che psichici ad alimenti e sostanze ipersensibilizzanti in pazienti che lamentavano disturbi vari ricorrenti.
Il Dr. Randolph dopo un periodo di alcuni giorni di digiuno introduceva singolarmente sotto la lingua di pazienti con disturbi clinici vari, estratti di sostanze o alimenti per valutarne le reazioni a breve e riscontrare se i sintomi ricomparivano oppure no nel tempo.
Le scoperte del medico americano hanno provato con certezza che alcuni sintomi anche psichici erano scatenati dagli alimenti, per es. in un caso di episodi depressivi ricorrenti con cefalea, la comparsa avveniva regolarmente dopo l'assunzione di cioccolata da parte del soggetto che ne faceva uso tutti i giorni in e in grande quantità. L'astensione dalla cioccolata migliorò di molto la depressione e fece scomparire la cefalea.
Oggi si sta riscontrando che le ipersensibilità alimentari sempre di più sono responsabili di disturbi e malattie, spesso imputate ad altre cause. Il Test dell'Intolleranze Alimentari ha lo scopo di evidenziare gli alimenti e le sostanze sensibilizzanti per un soggetto che scatenano reazioni, con fastidi e disturbi, in vari distretti corporei. I sintomi più frequenti sono emicranie croniche, cefalee, disturbi del sonno, vertigini, riniti con naso chiuso o ipersecrezioni nasali, ronzii, dolori auricolari, diminuzione o alterazioni della vista, asma, tachicardia e aritmie, nausea, vomito, costipazione, diarrea, coliti, arrossamenti cutanei, dolori muscolari, dolori articolari, artriti, rigonfiamenti ed edemi, ritenzione idrica, cellulite, sovrappeso, stanchezza fisica e mentale e depressione.
Per esempio è molto frequente riscontrare in casi di asma bronchiale o di riniti allergiche, classificate come allergie ecologiche, un'associazione con ipersensibilità ad alimenti quali i cereali oppure il latte e i suoi derivati.

DOMANDE E RISPOSTE

 

COSA SONO LE IPERSENSIBILITA’ ALIMENTARI?

Sono fenomeni che si manifestano con fastidi, disturbi o veri e propri sintomi quando mangiamo determinati alimenti.

La definizione corretta di intolleranza è "la tendenza a sviluppare ipersensibilità verso una certa sostanza o un determinato alimento". Generalmente, quando si parla di intolleranza ci sì riferisce quasi sempre alla reazione anomala dell'organismo all'ingestione di un alimento o di un additivo.

Le intolleranze alimentari sono dovute a fattori di diversa origine: infettivi (batteri, virus), chimici (additivi, conservanti, farmaci), fisici (traumi, meteoropatie), ormonali (menopausa, malattie), intestinali (alterazioni della flora batterica, infiammazione della mucosa), psichici (ansia, conflitti), ambientali (inquinamento, rumori). Quando uno o più di questi agenti stressanti si aggiungono ad uno squilibrio "di terreno", cioè ad una alterazione anche minima dell'organismo, si possono sviluppare delle alterazioni del sistema immunitario che portano alle intolleranze alimentari. Se queste non vengono opportunamente curate possono dar luogo ad una serie di sintomi estremamente variegati.

 

CHE DIFFERENZE CI SONO CON LE ALLERGIE?

Le allergie a sostanze si manifestano in modo evidente dopo alcuni minuti dopo il contatto o l’introduzione e possono provocare sintomi anche molto gravi (es. shock anafilattico). Le ipersensibilità alimentari le potremmo definire allergie “ritardate” o “nascoste”, perché si manifestano in modo più subdolo, e fino a pochi anni fa i sintomi erano attribuiti ad altre cause e non agli alimenti.

Rispetto alle allergie, le ipersensibilità alimentari infatti hanno una reazione molto più lenta, insidiosa e tardiva, caratterizzata da sintomi prima sfumati (affaticamento, irascibilità e nervosismo) che spesso rendono difficile la diagnosi da parte del medico. Per quanto riguarda i sintomi, ogni caso può evidenziare un quadro clinico diverso: dalla cefalea alle coliche addominali, dalla stanchezza cronica aita febbre, dall'eczema alla dermatite.

Altra fondamentale differenza tra allergia e intolleranza è la caratteristica della seconda di essere "dose-dipendente", cioè legata alla quantità di alimento che viene ingerito, mentre nelle allergie si parla di meccanismo “dose-indipendente”.

 

COME SI MANIFESTANO?

Con fastidi, disturbi e sintomi che colpisono vari distretti corporei (vedi riquadro) e interessano, non solo la sfera fisica, ma anche quelle psichica di un soggetto.

 

QUANDO SI MANIFESTANO I SINTOMI?

Il tempo è molto variabile, dai 20 a 30 minuti, dopo il pasto, a 5 giorni.

 

QUALI SONO I SOGGETTI CHE VENGONO COLPITI?

Mentre le allergie colpiscono circa il  5% della popolazione, è quasi impossibile trovare un soggetto che non abbia anche modeste reattività o disturbi a qualche alimento. Si calcola che circa il 96% della popolazione sia affetta da ipersensibilità alimentari.

 

COME SI SCOPRONO GLI ALIMENTI A CUI SI E’ IPERSENSIBILI?

Sottoponendosi ad un test per le intolleranze alimentari.

 

QUALI SONO LE CAUSE?

Le ipersensibilità e intolleranze alimentari possono essere genetiche o acquisite. Le genetiche sono dovute ad una predisposizione biochimica di base presente nei geni. Le acquisite compaiono gradualmente o improvvisamente nel corso degli anni in concomitanza di stress psicologici, malattie, diete squilibrate, abuso di consumo di alimenti o sostanze varie tra le quali i farmaci. Durante queste situazioni, il sistema immunitario riconosce come “nemici” gli alimenti o le sostanze sensibilizzanti e quindi li combatte sviluppando reazioni  sintomatologiche in vari distretti corporei non solo di ordine fisico, ma anche psichico (per esempio la depressione, l’irritabilità,  l’astenia, ecc.).

E’ stato accertato anche  che l’assunzione di cibi sensibilizzanti sviluppa un invecchiamento precoce dei tessuti.

 

COME VIENE EFFETTUATO IL TEST?

Il test effettuato su campione di sangue è una determinazione della reazione delle IgG a contatto con antigeni alimentari basata su una metodica ELISA computerizzata. La suddetta metodica si avvale di un supporto elettronico per valutare una reazione colorimetrica che mette in evidenza la presenza nel siero umano di anticorpi IgG specifici per i 184 alimenti testati.

La reazione positiva al test viene valutata in grado percentuale, dal 25% al 100%. I valori dal 5% al 24%, comunque evidenziati nel referto, non sono da considerarsi positivi per la reazione di intolleranza alimentare. Tale rilevazione permette di poter rimuovere dalla dieta quei determinati alimenti nei confronti dei quali si è intolleranti.

 

CHE DIFFERENZE CI SONO CON ALTRI TEST?

Distinguiamo test soggettivi e test oggettivi.

Il test sulle IgG del siero rientra tra i test oggettivi ed ha il più alto grado di attendibilità rispetto agli altri che riteniamo troppo approssimativi.

 

SCOPERTE LE SOSTANZE IPERSENSIBILIZZANTI COME CI SI DEVE COMPORTARE?

Ci si deve astenere dall’introdurre le sostanze scoperte per un periodo di 4 – 6 mesi a seconda del grado di gravità.

Gli alimenti responsabili di reazioni in vitro devono essere eliminati dalla dieta per un periodo commisurato alla gravità dei danneggiamenti provocati per 6 mesi se di grado 4, per almeno 4 mesi se di grado 2 e 3.

L’esclusione dalla dieta per i periodi indicati di 4 o 6 mesi a seconda delle positività riscontrate, dà all’organismo la possibilità di riequilibrare il sistema immunitario e permette, se l’ipersensibilità alimentare è acquisita, di reintrodurre gli alimenti o le sostanze cui si è sensibili, senza che si ripresentino “disturbi “ o “sintomi” in precedenza manifestati.

 

E’ POI POSSIBILE TORNARE A MANGIARE I CIBI A CUI SI E’ SENSIBILI?

Dopo il periodo di sospensione si reintroducono gli alimenti uno alla volta, con un’attesa di almeno 5 giorni uno dall’altro, osservando attentamente se compaiono sintomi o disturbi nuovi oppure già lamentati in precedenza. Se tale evenienza si verifica è probabile che l’ipersensibilità sia di origine genetica e in tal caso gli alimenti o le sostanze interessate debbono essere sospese in via definitiva. Se non ci sono reazioni si può reintrodurre l’alimento nella dieta.

 

E’ VERO CHE IL CIBO PUO’ ESSERE UNA “DROGA”?

In molti casi di ipersensibilità si sviluppano vere e proprie dipendenze psicologiche e fisiche dagli alimenti o sostanze (per esempio alcool, cioccolato, caffè) come fossero vere e proprie droghe. Quando un alimento piace al punto da non poterne fare a meno, significa che si è sviluppata una dipendenza psico-fisica nei confronti dell’alimento e spesso si riscontra una ipersensibilità a quell’alimento. E’opportuno perciò evitare di mangiare gli stessi cibi tutti i giorni e porre molta attenzione a quelli che piacciono troppo.

 

NEL TEST COMPAIONO TUTTI GLI ALIMENTI IPERSENSIBILIZZANTI?

Vengono testati 184 alimenti. A volte, quando nella dieta abituale vengono evitati per alcuni mesi alimenti o sostanze, che per esperienze precedenti si sono rivelate nocive o si sa che creano reazioni o disturbi, per es. attacchi di diarrea dopo aver mangiato funghi, il Test può non evidenziare reattività all’alimento. In tal caso è consigliabile comunque aggiungerli alla lista delle sostanze da evitare e non mangiarle.

 

DOPO QUANTO SCOMPAIONO I SINTOMI DA IPERSENSIBILITA’?

Quando si eliminano dalla dieta gli alimenti o le sostanze sensibilizzanti, i primi risultati positivi, riduzione o scomparsa dei disturbi o sintomi, si riscontrano già dopo i primi 3 giorni; per  risultati più stabili ed evidenti sono necessari almeno 15 giorni. In particolare se si è in sovrappeso si può perdere rapidamente peso per la perdita di liquidi dovuta alla scomparsa della ritenzione idrica o dell’edema allergico ( sintomi tra i più frequenti delle ipersensibilità alimentari )

e avere una netta diminuzione dello stimolo della fame. Questa reazione è normale ed è dovuta al riassestamento del metabolismo.  

 

 

 

POSSONO ESSERVI SINTOMI NON DESIDERATI DURANTE LA SOSPENSIONE DELLE SOSTANZE?

Si, a volte al momento della sospensione delle sostanze sensibilizzanti si possono manifestare sintomi da carenza quali depressione, irritabilità e agitazione, palpitazioni, insonnia, stitichezza o diarrea, brividi, ecc.

Questi sintomi, temporanei, sono manifestazioni del processo di disintossicazione e sono da considerare come indicatori positivi.

Scopri se sei "Intollerante": fai subito il Test clicca qui  TEST