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INTOLLERANZE ALIMENTARI
SUN SU MO, uno dei medici più famosi dell'antica Cina, già 600 anni prima
di Cristo, affermava che "quando si presenta un paziente che lamenta un
disturbo, si corregga subito la dieta, poi, se il disturbo dovesse insistere si
incominci a curarlo". DOMANDE E RISPOSTE COSA SONO LE IPERSENSIBILITA’ ALIMENTARI? Sono fenomeni che si
manifestano con fastidi, disturbi o veri e propri sintomi quando mangiamo
determinati alimenti. La definizione corretta di intolleranza è "la tendenza a sviluppare
ipersensibilità verso una certa sostanza o un determinato alimento".
Generalmente, quando si parla di intolleranza ci sì riferisce quasi sempre alla
reazione anomala dell'organismo all'ingestione di un alimento o di un additivo. Le intolleranze alimentari sono dovute a fattori di diversa origine:
infettivi (batteri, virus), chimici (additivi, conservanti, farmaci), fisici
(traumi, meteoropatie), ormonali (menopausa, malattie), intestinali (alterazioni
della flora batterica, infiammazione della mucosa), psichici (ansia,
conflitti), ambientali (inquinamento, rumori). Quando uno o più di questi
agenti stressanti si aggiungono ad uno squilibrio "di terreno", cioè
ad una alterazione anche minima dell'organismo, si possono sviluppare delle
alterazioni del sistema immunitario che portano alle intolleranze alimentari.
Se queste non vengono opportunamente curate possono dar luogo ad una serie di
sintomi estremamente variegati. CHE DIFFERENZE CI SONO CON LE ALLERGIE? Le allergie a sostanze si
manifestano in modo evidente dopo alcuni minuti dopo il contatto o
l’introduzione e possono provocare sintomi anche molto gravi (es. shock
anafilattico). Le ipersensibilità alimentari le potremmo definire allergie
“ritardate” o “nascoste”, perché si manifestano in modo più subdolo, e fino a
pochi anni fa i sintomi erano attribuiti ad altre cause e non agli alimenti. Rispetto alle allergie, le
ipersensibilità alimentari infatti hanno una reazione molto più lenta,
insidiosa e tardiva, caratterizzata da sintomi prima sfumati (affaticamento,
irascibilità e nervosismo) che spesso rendono difficile la diagnosi da parte
del medico. Per quanto riguarda i sintomi, ogni caso può evidenziare un quadro
clinico diverso: dalla cefalea alle coliche addominali, dalla stanchezza
cronica aita febbre, dall'eczema alla dermatite. Altra fondamentale differenza tra allergia e intolleranza è la
caratteristica della seconda di essere "dose-dipendente", cioè legata
alla quantità di alimento che viene ingerito, mentre nelle allergie si parla di
meccanismo “dose-indipendente”. COME SI MANIFESTANO? Con fastidi, disturbi e
sintomi che colpisono vari distretti corporei (vedi riquadro) e interessano,
non solo la sfera fisica, ma anche quelle psichica di un soggetto. QUANDO SI MANIFESTANO I SINTOMI? Il tempo è molto variabile,
dai QUALI SONO I SOGGETTI CHE VENGONO COLPITI? Mentre le allergie
colpiscono circa il 5% della
popolazione, è quasi impossibile trovare un soggetto che non abbia anche
modeste reattività o disturbi a qualche alimento. Si calcola che circa il 96%
della popolazione sia affetta da ipersensibilità alimentari. COME SI SCOPRONO GLI ALIMENTI A CUI SI E’
IPERSENSIBILI? Sottoponendosi ad un test
per le intolleranze alimentari. QUALI SONO LE CAUSE? Le ipersensibilità e intolleranze alimentari possono essere genetiche o
acquisite. Le genetiche sono dovute ad una predisposizione biochimica di base
presente nei geni. Le acquisite compaiono gradualmente o improvvisamente nel
corso degli anni in concomitanza di stress psicologici, malattie, diete
squilibrate, abuso di consumo di alimenti o sostanze varie tra le quali i
farmaci. Durante queste situazioni, il sistema immunitario riconosce come
“nemici” gli alimenti o le sostanze sensibilizzanti e quindi li combatte
sviluppando reazioni sintomatologiche in
vari distretti corporei non solo di ordine fisico, ma anche psichico (per
esempio la depressione, l’irritabilità,
l’astenia, ecc.). E’ stato accertato anche che
l’assunzione di cibi sensibilizzanti sviluppa un invecchiamento precoce dei
tessuti. COME VIENE EFFETTUATO IL TEST? Il test effettuato su campione di sangue è una determinazione della
reazione delle IgG a contatto con antigeni alimentari basata su una metodica ELISA
computerizzata. La suddetta metodica si avvale di un supporto elettronico per
valutare una reazione colorimetrica che mette in evidenza la presenza nel siero
umano di anticorpi IgG specifici per i 184 alimenti testati. La
reazione positiva al test viene valutata in grado percentuale, dal 25% al 100%.
I valori dal
5% al 24%, comunque evidenziati nel referto, non sono da considerarsi positivi
per la reazione di intolleranza alimentare. Tale rilevazione permette di poter
rimuovere dalla dieta quei determinati alimenti nei confronti dei quali si è intolleranti. CHE DIFFERENZE CI SONO CON ALTRI TEST? Distinguiamo test
soggettivi e test oggettivi. Il test sulle IgG del siero
rientra tra i test oggettivi ed ha il più alto grado di attendibilità rispetto
agli altri che riteniamo troppo approssimativi. SCOPERTE LE SOSTANZE IPERSENSIBILIZZANTI COME CI SI
DEVE COMPORTARE? Ci si deve astenere
dall’introdurre le sostanze scoperte per un periodo di 4 – 6 mesi a seconda del
grado di gravità. Gli alimenti responsabili di reazioni in vitro devono essere eliminati
dalla dieta per un periodo commisurato alla gravità dei danneggiamenti
provocati per 6 mesi se di grado 4, per almeno 4 mesi se di grado 2 e 3. L’esclusione dalla dieta
per i periodi indicati di 4 o 6 mesi a seconda delle positività riscontrate, dà
all’organismo la possibilità di riequilibrare il sistema immunitario e
permette, se l’ipersensibilità alimentare è acquisita, di reintrodurre gli
alimenti o le sostanze cui si è sensibili, senza che si ripresentino “disturbi
“ o “sintomi” in precedenza manifestati. E’ POI POSSIBILE TORNARE A MANGIARE I CIBI A CUI SI E’
SENSIBILI? Dopo il periodo di sospensione si reintroducono gli alimenti uno alla
volta, con un’attesa di almeno 5 giorni uno dall’altro, osservando attentamente
se compaiono sintomi o disturbi nuovi oppure già lamentati in precedenza. Se
tale evenienza si verifica è probabile che l’ipersensibilità sia di origine
genetica e in tal caso gli alimenti o le sostanze interessate debbono essere sospese
in via definitiva. Se non ci sono reazioni si può reintrodurre l’alimento nella
dieta. E’ VERO CHE IL CIBO PUO’ ESSERE UNA “DROGA”? In molti casi di
ipersensibilità si sviluppano vere e proprie dipendenze psicologiche e fisiche
dagli alimenti o sostanze (per esempio alcool, cioccolato, caffè) come fossero
vere e proprie droghe. Quando un alimento piace al punto da non poterne fare a
meno, significa che si è sviluppata una dipendenza psico-fisica nei confronti
dell’alimento e spesso si riscontra una ipersensibilità a quell’alimento.
E’opportuno perciò evitare di mangiare gli stessi cibi tutti i giorni e porre
molta attenzione a quelli che piacciono troppo. NEL TEST COMPAIONO TUTTI GLI ALIMENTI
IPERSENSIBILIZZANTI? Vengono testati 184 alimenti. A volte, quando nella dieta abituale vengono
evitati per alcuni mesi alimenti o sostanze, che per esperienze precedenti si
sono rivelate nocive o si sa che creano reazioni o disturbi, per es. attacchi
di diarrea dopo aver mangiato funghi, il Test può non evidenziare reattività
all’alimento. In tal caso è consigliabile comunque aggiungerli alla lista delle
sostanze da evitare e non mangiarle. DOPO QUANTO SCOMPAIONO I SINTOMI DA IPERSENSIBILITA’? Quando si eliminano dalla dieta gli alimenti o le sostanze sensibilizzanti,
i primi risultati positivi, riduzione o scomparsa dei disturbi o sintomi, si
riscontrano già dopo i primi 3 giorni; per
risultati più stabili ed evidenti sono necessari almeno 15 giorni. In
particolare se si è in sovrappeso si può perdere rapidamente peso per la
perdita di liquidi dovuta alla scomparsa della ritenzione idrica o dell’edema
allergico ( sintomi tra i più frequenti delle ipersensibilità alimentari ) e avere una netta diminuzione dello stimolo della fame. Questa reazione è
normale ed è dovuta al riassestamento del metabolismo. POSSONO ESSERVI SINTOMI NON DESIDERATI DURANTE Si, a volte al momento della sospensione delle
sostanze sensibilizzanti si possono manifestare sintomi da carenza quali
depressione, irritabilità e agitazione, palpitazioni, insonnia, stitichezza o
diarrea, brividi, ecc. Scopri se sei "Intollerante": fai subito il Test clicca qui TEST |